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Senarum Vinea: le vigne storiche nel cuore di Siena

Gorgottesco, Tenerone, Salamanna, Prugnolo gentile: nomi quasi dimenticati di vitigni che da secoli hanno il loro terroir d'elezione nella città murata.

Siena 25 aprile 2026
Piccolo vigneto urbano allevato a pergolato all'interno delle mura di Siena

Si chiamano Gorgottesco, Tenerone, Salamanna, Prugnolo gentile, Rossone, Mammolo: nomi che dicono poco al grande pubblico ma che raccontano una storia viticola lunga secoli. Sono alcuni dei vitigni che la città di Siena riscopre grazie a Senarum Vinea, il progetto dedicato alle vigne storiche cresciute entro e attorno alle mura cittadine.

L’iniziativa nasce per riconoscere e valorizzare il patrimonio viticolo autoctono e le forme storiche di coltivazione nella città murata. È stata ideata dal Laboratorio di Etruscologia e Antichità Italiche dell’Università di Siena e promossa dall’Associazione Nazionale Città del Vino, con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Una città fatta anche di verde

A differenza dell’immagine consueta della città medievale tutta pietra e mattoni, il tessuto urbano di Siena è caratterizzato dalla presenza diffusa di spazi verdi, sia all’interno delle mura sia nelle aree immediatamente adiacenti. Orti urbani e poderi suburbani, piccoli giardini, aree verdi annesse a strutture conventuali: in questi luoghi sopravvivono, tra le altre colture, piccoli vigneti.

Spesso si tratta di viti allevate su tutori vivi o tenute a pergolato, destinate a produzioni di vino molto limitate, quando non al solo autoconsumo. È un patrimonio fragile, in parte nascosto dal carattere privato e chiuso di molti di questi spazi, e proprio per questo a rischio di scomparire senza un lavoro di ricognizione.

Riconoscere prima che valorizzare

Il primo passo di Senarum Vinea è di tipo conoscitivo: individuare dove si trovano le viti storiche, identificare i vitigni, documentare le forme di allevamento. Si tratta di un lavoro che unisce competenze diverse — agronomiche, storiche, archeologiche — coerente con l’origine accademica del progetto.

La riscoperta di vitigni minori ha un valore che va oltre la curiosità erudita. La biodiversità viticola è una risorsa: varietà locali adattate nei secoli a un territorio specifico custodiscono informazioni genetiche, agronomiche e culturali che non possono essere ricostruite una volta perdute. Riconoscerle significa anche poterle tutelare.

Un patrimonio che lega vino e paesaggio urbano

Senarum Vinea racconta una relazione poco nota tra la città e la vite: non il vigneto disteso sulle colline, ma la presenza minuta e diffusa della coltivazione dentro lo spazio urbano. È un modello che parla del rapporto storico tra comunità, alimentazione e paesaggio, e che restituisce alla città un tassello della propria memoria materiale.

Per il turismo del vino questo tipo di progetto apre una prospettiva diversa da quella degli itinerari tradizionali. Accanto alle grandi denominazioni del Senese, la città murata offre un racconto più intimo, fatto di nomi dimenticati, di pergolati nascosti e di un legame antico tra le mura e la vite.

Perché ne parliamo

Iniziative come Senarum Vinea mostrano come la valorizzazione del vino non riguardi soltanto la produzione commerciale, ma anche la conservazione di un patrimonio culturale e ambientale. La collaborazione tra università, associazioni e fondazioni indica una strada possibile: studiare con rigore, documentare con cura e restituire alla collettività la conoscenza di ciò che rischia di andare perduto.

A Siena, città simbolo della cultura del vino in Italia, questo lavoro assume un significato particolare. Le vigne storiche entro le mura non sono un residuo del passato, ma un capitolo ancora aperto del rapporto tra la città e il suo terroir.

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