Esce il libro Toghe verdi: storie di “resistenza” contro gli scempi del patrimonio ambientale
Stefania Divertito, giornalista che ha condotto numerose inchieste sugli scempi ambientali, ha raccolto in Toghe verdi alcune storie emblematiche di avvocati e di battaglie civili a sostegno delle denunce fatte da Comitati e da associazioni di cittadini vittime di reati contro il patrimonio ambientale.
È incredibile pensare che in Italia venga commesso un reato contro l’ambiente ogni 43 minuti, senza distinzione tra Nord, Sud e Italia insulare, e che il 2010 sia stato l’anno nero degli eco-delitti, tanto che, nei tribunali, il numero dei nuovi “eco-avvocati” è salito a 300, contando solo quelli del Wwf.
Solo per fare alcuni esempi, basterebbe citare il Mugello sventrato, Malagrotta, Praia a Mare, Porto Tolle, “luoghi stuprati”che evocano vicende di acqua rubata, di discariche a cielo aperto, di eco-mafia spesso aiutata da processi lunghi anni e da una burocrazia sempre più ingessata.
Nella prefazione curata da Erri De Luca, l’autore sostiene che “finché non si sequestrano i beni degli avvelenatori, accorpandoli allo stesso regime di confisca delle fortune illecite di mafia, resteranno rose e fiori per i responsabili e tossine maledette per la comunità indifesa”. Ma fortunatamente si assiste anche a rigurgiti di coscienza civile da parte della gente comune.
Il libro si conclude con un un’intervista a Raffaele Guariniello, procuratore di Torino, e da sempre schierato in prima fila contro i disastri ambientali (sua la sentenza di condanna della Thyssenkrupp), che si dice favorevole all’istituzione di una Superprocura nazionale specializzata nel settore ambientale, in maniera da affinare le tecniche investigative, contrastare la burocrazia e accorciare i tempi dei processi evitando il fantasma della prescrizione.
In Toghe verdi,Stefania Divertitosceglie di raccontarele storie più rappresentative, ma anche quelle meno note, riuscendo a tracciare una mappatura sia dei grandi processi ambientali che di quelli “abortiti”.
Fiore all’occhiello per l’efficienza investigativa sono risultate le procure Torino, Roma, Firenze, Padova, Cagliari e anche Paola mentre altrove le lungaggini burocratiche hanno finito per insabbiare il grido d’aiuto di molti cittadini. Ciò che l’autrice rileva è l’assenza assoluta di un coordinamento generale, ritenendo non più derogabile la proposta di Guariniello di creare una Superprocura ambientale nazionale che si faccia carico di queste competenze spesso molto specialistiche e tecniche.
È forse proprio quest’assenza di un coordinamento generalea generare nei cittadini un sentimento di diffidenza e di rassegnazione, almeno che non ci si affidi a magistrati noti per i risultati ottenuti.
Tra le tante riflessioni che il libro suscita, la Divertito sottolinea come la stagione dell’“ambientalismo del no” sia ormai tramontata e come si stia affermando un nuovo approccio alimentato dalle conferenze scientifiche e dalla rete, che ha mostrato come scienza, progresso e ambiente possono procedere di pari passo. Per citare solo un esempio, al problema dello smaltimento dei rifiuti esclusivamente tramite inceneritori, il comitato Waste Zero di Fiumicino ha dato voce a Paul Connett, esperto Usa che ha applicato con successo a San Francisco la teoria dei “Rifiuti zero”, riducendo drasticamente la produzione pro capite dei rifiuti. Stesso discorso per Firenze: a chi vuole realizzare una stazione Alta Velocità ex novo sventrando il sottosuolo della città, i comitati cittadini propongono soluzioni alternative, altrettanto efficaci e assai più economiche. Si tratta solo di esempi, che dimostrano però come sia possibile concepire lo sviluppo in maniera sostenibile.
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